giovedì, 18 settembre 2008,09:58
Ho aperto un blog intitolato La sorveglianza e il controllo sociale della rete nell'era del Web 2.0 per pubblicare on-line attraverso le licenze copyleft la mia Tesi di Laurea discussa nel febbraio del 2008. Il mio lavoro sottotitolato Da "Google a Wikipedia forme di controllo  e resistenza sociale" affronta le tematiche di internet attraverso uno studio sociologico. Invito tutti gli interessati a discutere sull'argomento. Postare tutti i commenti che potrebbero anche modificare il mio lavoro. Dopotutto la tesi è un work in progress che si evolve con l'evoluzione della rete e del suo mondo.
Grazie a tutti
mercoledì, 31 ottobre 2007,10:00

Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega per l'editoria Ricardo Franco Levi ha portato di fronte al parlamento le pubbliche scuse da parte dell'esecutivo per avere creato un clima di allarme nel mondo della rete con la riforma e il riassetto del settore editoriale di Internet.

Il Governo cerca disperatamente di proteggere il mondo dell'editoria e di definire in qualche modo l'informazione prodotta nel Web come prodotto classificabile e tassabile. La legge punta anche a limitare fortemente quei nodi della rete che diffondono materiale, come musica e video, difeso allo stremo dall’industria dell’intrattenimento (discografico e cinematografico), coperto da copyright. Un tentativo effimero di regolamentazione, dato che le stesse informazioni nel web appaiono e scompaiono spesso senza lasciare una memoria storica.

A detta del sottosegretario  il disegno di legge si concentra sulle imprese e sul mercato, escludendo i blog e i piccoli siti personali. Ma il signor Levi e il suo gruppo di lavoro non hanno ben capito che la vera e propria forza della rete, per quanto riguarda il mercato, risiede nella libera e agguerrita concorrenza attraverso la pubblicità. Un’eventuale registrazione al ROC e il susseguente controllo dell’Autorità Garante per le Comunicazioni porrebbe un grosso freno allo sviluppo delle piccole imprese che hanno come unica vetrina sul mercato globalizzato il proprio sito web, ed esse verrebbero divorate dalla forte tendenza al monopolismo delle grandi aziende corporative. Quante piccole imprese hanno fatto fortuna grazie alla loro alta posizione nei risultati di Google? O quante altre hanno avuto successo grazie ai sistemi pubblicitari cost-per-click o Adwords e Adsense?

Inoltre, negli articoli 2 e 5 del disegno di legge, la definizione di un prodotto editoriale e di un’attività editoriale per quanto concerne la rete non è chiarita in modo adeguato. Nell’articolo 7 invece vengono indicati le tipologie di siti e blog che hanno l’obbligo di iscriversi al registro istituzionale, escludendo quelli per uso personale e non ad uso collettivo. Ma esistono svariati blog collettivi, che spesso ottengono dei ricavi con la pubblicità (di Google ad esempio). Ed il Web contiene anche dei siti Wiki distinti dalla loro formazione collaborativa collettiva dal basso, e anche i forum che diffondo un notevole volume di notizie. Come possono essere identificati i nodi non collettivi e quelli che conducono attività imprenditoriali? A mio parere non si può. Per questo motivo temo che questo disegno di legge possa censurare profondamente la libera circolazione della conoscenza e dell’informazione nella rete.

Approfondimento:  La sorveglianza e il controllo della rete nell'era del Web 2.0

lunedì, 29 ottobre 2007,17:09
L'8 settembre c'è stato il V-Day ed ecco ora cosa succede: "Ricardo Franco Levi, braccio destro di Prodi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha scritto un testo per tappare la bocca a Internet. Il disegno di legge è stato approvato in Consiglio dei ministri il 12 ottobre. Nessun ministro si è dissociato. Sul bavaglio all’informazione sotto sotto questi sono tutti d’accordo. La legge Levi-Prodi prevede che chiunque abbia un blog o un sito debba registrarlo al ROC, un registro dell’Autorità delle Comunicazioni, produrre dei certificati, pagare un bollo, anche se fa informazione senza fini di lucro. I blog nascono ogni secondo, chiunque può aprirne uno senza problemi e scrivere i suoi pensieri, pubblicare foto e video. L’iter proposto da Levi limita, di fatto, l’accesso alla Rete. Quale ragazzo si sottoporrebbe a questo iter per creare un blog? La legge Levi-Prodi obbliga chiunque abbia un sito o un blog a dotarsi di una società editrice e ad avere un giornalista iscritto all’albo come direttore responsabile. Il 99% chiuderebbe. Il fortunato 1% della Rete rimasto in vita, per la legge Levi-Prodi, risponderebbe in caso di reato di omesso controllo su contenuti diffamatori ai sensi degli articoli 57 e 57 bis del codice penale. In pratica galera quasi sicura.

Il disegno di legge Levi-Prodi deve essere approvato dal Parlamento. Levi interrogato su che fine farà il blog di Beppe Grillo risponde da perfetto paraculo prodiano: “Non spetta al governo stabilirlo. Sarà l’Autorità per le Comunicazioni a indicare, con un suo regolamento, quali soggetti e quali imprese siano tenute alla registrazione. E il regolamento arriverà solo dopo che la legge sarà discussa e approvata dalle Camere”. Prodi e Levi si riparano dietro a Parlamento e Autorità per le Comunicazioni, ma sono loro, e i ministri presenti al Consiglio dei ministri, i responsabili. Se passa la legge sarà la fine della Rete in Italia. Il mio blog non chiuderà, se sarò costretto mi trasferirò armi, bagagli e server in uno Stato democratico."
(da un post di Beppe Grillo)

venerdì, 20 luglio 2007,08:38

Internet è stata concepita come infrastruttura, secondo David Weinberger, e non come medium.

Una rete logica di enorme complessità che si appoggia a strutture fisiche e collegamenti di vario tipo in grado di connettere qualsiasi  tipo di computer o elaboratore elettronico.

Sin dalle sue lontane origini, con Arpanet nel 1969, Internet è sempre stata un insieme di reti locali, precisamente una rete di reti. L’invenzione e l’utilizzo di protocolli standard di comunicazione (TCP/IP) ha permesso l’evoluzione del sistema che oggi conosciamo capace di collegare tutte le reti del globo.

Infatti la struttura del World Wide Web, sviluppata nel 1989 al CERN di Ginevra da Tim Berners-Lee, prevede un processo di codificazione, invio e decodificazione di pacchetti che scompongono le informazioni al di là del loro specifico contenuto. In pratica, non esiste teoricamente un distinzione e una selezione dei dati, a livello tecnico. Solo i provider e le aziende delle telecomunicazioni, che distribuiscono l’accesso alla rete, possono imporlo.

La struttura a rete si può paragonare a un formicaio. Come è noto le formiche non hanno occhi, allora come possono costruire cunicoli e gallerie così complesse dove immagazzinare cibo? Lasciando tracce di feromone indicano la strada migliore da percorrere per le compagne, e in questo modo comunicano e collaborano alla sviluppo di un formicaio ben organizzato. In pratica formano una particolare mente collettiva, chiamata alveare, che “ragiona” in sincronia. Ecco, nella rete accade una cosa simile, ma le tracce lasciate dagli internauti sono formate da informazioni utili e conoscenza. Per questo motivo Internet può essere annoverato tra i sistemi emergenti.

Albert-Lazlo Barabasi ha studiato la dinamica delle reti nei legami sociali scoprendo che questi ultimi formano dei piccoli gruppi sociali chiamati cluster.  Questi ultimi sono saldati da legami sociali forti, come rapporti di amicizia, parentela, amore. Ma esiste un altro tipo di relazione, i legami deboli, cioè quelli occasionali, che spesso mettono in contatto soggetti di gruppi diversi.

Proprio questi legami deboli, secondo il sociologo Granovetter, costituiscono le relazioni tra esseri umani che tengono unita la società, perché uniscono i gruppi sociali che altrimenti sarebbero distinti e separati dagli altri cluster. Perciò l’intera società sarebbe costituta da un rete di cluster uniti da legami deboli  occasionali e casuali. Una teoria che può essere dimostrata matematicamente dalla Teoria dei grafi dei matematici Erdos e Renyi, che applicata alle rete ci conferma che ogni grafo, cioè ogni nodo, è collegato ad altri attraverso archi o link casuali (legami deboli), in pratica i collegamenti degli ipertesti del web.

Ogni dispositivo connesso direttamente ad Internet si chiama "Host" mentre la struttura che collega i vari host si chiama link di comunicazione.

Questo modello matematico si applica concretamente alla realtà, con alcune scorciatoie , con la Teoria del piccolo mondo (Small World) dei due matematici Duncan Watts e Steve Strogatz.come sistema sociale adatto alla rete telematica. In questa teoria matematica si suppone che gli appartenenti ai piccoli gruppi tendenzialmente sono restii ad intraprendere relazioni con altri soggetti esterni, ma la vicinanza tra individui di mondi differenti può influire pesantemente sulla capacità relazionale, attraverso dei mediatori.

Sempre dalla Teoria dei grafi si viene a scoprire che la figura di questi mediatori è contraddistinta dal loro esiguo numero rispetto al resto dei soggetti e da un elevato grado di socializzazione e di contatti esterni al proprio gruppo. Nella rete questi utenti o corporazioni o enti statali si identificano nei cosiddetti Hub o connettori, i quali sono in grado di instaurare un numero di rapporti sociali e link di gran lunga superiore alla norma. Fuori dalla rete queste figure sociali si chiamano Opinion Leader. I connettori hanno perciò la capacità di collegare attraverso i propri link i vari cluster della rete ed essi stessi fanno parte di un certo gruppo sociale d’èlite chiamato Rete Aristocratica.

La topologia di Internet perciò è configurata secondo il modello Rich Gets Richer regolato da leggi di potenza, cioè una distribuzione squilibrata a favore di chi possiede più risorse, ed infatti i grossi portali, ad esempio, vantano un numero di collegamenti infinitamente maggiore rispetto ai piccoli siti (basta pensare allo strapotere ultimo di Google). Ma non sempre chi è più potente detiene la leadership in rete. Anche i piccoli siti o gli sconosciuti utenti del Web 2.0 possono ambire ad elevare il proprio numero di contatti e diventare degli hub grazie a un alto livello di fitness, cioè il potenziale d’acquisto di nuovi collegamenti.

 

 

Approfondimento: La sorveglianza e il controllo della rete nell'era del Web 2.0

(Continua)
martedì, 17 luglio 2007,09:09

Internet è una grande infrastruttura portatrice di conoscenza e informazioni; una piattaforma sulla quale costruire nuovi mondi socializzanti.

La rete è anche l’impianto ideale per una moderna forma di controllo sociale sui fruitori della stessa, ma anche sui comuni cittadini trasformati in dati digitali. La sorveglianza oggi cambia dimensione, e dalla Società Disciplinare di Foucault si passa ad un modello di controllo puntato sulla metamorfosi della persona in alter-ego virtuale-digitale, in dati sensibili sfruttati dal mercato. Non a caso alcuni sociologi e filosofi ci collocano in piena Società dell’Informazione.

Il database è la chiave della vigilanza sull’individuo. Un soggetto sempre più isolato, insicuro e incerto sul suo futuro, immerso nella precarietà perenne imposta dall’economia globale. Roger Clarke ci spiega chiaramente quanto il database abbia acquisito tanta importanza nella società della nuova era informatica: un contenitore che è in grado di archiviare gran parte della vita misurabile di un individuo sempre a disposizione di chi sorveglia.

La data-image, teorizzata da Lyon, muta il soggetto a tal punto che l’immagine della persona che appare nei dati digitali che si discosta in maniera consistente da quella reale, e provoca spesso una confusione che è in grado di mettere in crisi lo stesso individuo all’interno della società. In questo modo la figura reale dei soggetti pian piano scompare sostituita dalla data-image, a discapito dei rapporti sociali reali che divengono sempre più rari. In effetti oggi si comunica sempre più spesso attraverso mezzi di comunicazione mediati dalla rete e da nuove forme indirette di comunicazione, che hanno la formidabile capacità di collegare emittente e ricevente da una parte all’altra del mondo, ma distolgono l’individuo dalla relazione faccia a faccia, da sempre la miglior forma di comunicazione.

Insomma, il controllo invasivo perpetrato sui Personal Computer e sulle reti intranet, siano esse casalinghe o professionali, attraverso software e hardware prodotti appositamente dalle multinazionali dell’informatica, e la sorveglianza globale portata avanti, più o meno segretamente, dai governi dei più potenti Stati del pianeta e dalle più grandi società di telecomunicazioni, per esempio con il famoso Echelon, formano un sistema Superpanottico in grado di riconfigurare l’intera vita di una singola persona o/e anche di un gruppo sociale. Un sistema di sorveglianza non più costituito da un sorvegliante al centro della torre, ma gestito da innumerevoli punti di controllo, spesso automatizzati e coincidenti coi nodi più importanti del web, che scandagliano i flussi dei dati nella rete, ne estraggono le informazioni utili, che una volta elaborate e inserite nei database, sono messe a disposizione del mercato e degli enti governativi.

(continua)

La sorveglianza e il controllo della rete nell'era del Web 2.0

mercoledì, 23 maggio 2007,11:22
La BBC ha prodotto questo documentario nell' ottobre del 2006 , ma solamente oggi è stato acquistato dalle tv italiane. In particolare la Rai, grazie a Michele Santoro, forse lo manderà in onda la settimana prossima nel programma tv Annozero.

Tutto ciò è stato possibile grazie alla diffusione e alla condivisione delle informazioni in rete. La collaborazione e la cooperazione degli utenti dei gruppi sociali in internet ha dato visibilità a un documento che probabilmente avrebbe difficilemente varcato i confini dei mass media italiani, fortemente influenzati dal potere del Vaticano. Fa piacere poter contare su un canale e un mezzo di comunicazione, la rete, che, in parte, ci regala quella libertà che è difficile trovare negli organi classici dell'informazione. Blog e siti d'informazione alternativa come Bispensiero.it, il blogger che ha diffuso la versione  sottotitolata  in  italiano del filmato,  hanno acquisito un'importanza quasi fisiologica nel mondo dell'informazione. Quel settore della società, costituito dalle lobbies della stampa, che a più riprese si scaglia contro le comunità in rete che divulgano notizie censurate.

Il lavoro della tv inglese, che indaga sugli abusi sessuali su minori perpetrati da una casta di sacerdoti in Irlanda,  è divenuto un caso  mediatico  perchè  ha acquisito  fama ancor prima di essere stato visto dal pubblico, e perchè ha rivelato all'opinione pubblica quanto siano forti i mezzi  di censura e di pressione del Vaticano  nel nostro paese. Un caso scottante per Ratzinger e Bagnasco soprattutto perchè ora, se la trasmissione di Santoro avrà l'effetto sperato di informare il grande pubblico, potranno venire a galla i numerosissimi casi italiani insabbiati, come quello di Marco Marchese pubblicato recentemente dall'Espresso.