martedì, 28 aprile 2009,11:18
La primavera è un periodo dell'anno speciale di questi tempi nella nostra società.
E' la stagione in cui nascono i fiori, gli amori e le... "pandemie".

Riporto qui un piccolo articolo tratto dal sito della testata giornalistica on-line L'Italiano.it scritto da Gian Luigi Ferretti che può dare un pò di obiettività al susseguirsi di notizie sulla diffusione e il conseguente contagio
dell'influenza suina:

Influenza suina, quale sarà la verità?

Mi ha scritto Pasquale Di Raimo dalla Svizzera: “I casi di influenza suina (swine flu H1N1) registrati nelle ultime ore hanno dato esito positivo al Tamiflu. Sì, proprio il Tamiflu, quello che era diventato inefficace con l'aviaria H5N1, quello che il governo U.S.A. aveva comprato in grosse quantità (60 milioni di dosi) e di scadenza a breve (Q3 2009). Tanto che sono state subito messe a disposizione 14 milioni di dosi per gli stati USA più a rischio. Un bel colpo di fortuna per la farmaceutica svizzera Roche che ha uno stock di centinaia di milioni di dosi di Tamiflu, che aveva per l’appunto prodotto per l'aviaria H5N1. Solo che questa aveva poi sviluppato immunità verso il farmaco mentre adesso invece sembra funzioni per l’influenza suina. Strane coincidenze. Domani quando riapriranno le borse sicuramente vedremmo il titolo della Roche schizzare in alto. Attualmente le azioni Roche sono quotate 139.60 Sfr ed ultimamente sono state acquistate in modo massiccio, altra strana coincidenza.”

Sarà così o sarà una delle tante leggende metropolitane che fanno capolino in occasione di sciagure. Circola ancora quella sugli ebrei che si sarebbero messi in salvo il giorno prima dell’attacco alle Torri gemelle. Però è inconfutabile che periodicamente il mondo viene allarmato per terribili pandemie. Successe nel 2001 con la mucca pazza, poi fu la volta della Sars, quindi dell’aviaria ed ora questa influenza suina. Come in ognuno dei casi precedenti l’Organizzazione mondiale della sanità puntualmente parla del pericolo di milioni di morti. E gli Stati corrono ai ripari, investono in prevenzioni e vaccini. In una situazione di gravissima crisi economica-finanziaria verranno spesi miliardi di euro. Passerà un po’ di tempo e, anche questa volta, finiremo col contare qualche centinaia di decessi, altro che milioni. 139 furono le vittime della mucca pazza, 890 quelli della Sars, 369 quelli dell’aviaria. Indubbiamente – è un dato di fatto – a perdere saranno in tanti (allevatori, macellai, salumifici, compagnie aeree, bilanci statali). Come sempre a guadagnare, e molto, saranno le industrie farmaceutiche.

Gian Luigi Ferretti

Ora mi chiedo: dalla lettura di questo punto di vista della notizia e da un attenta analisi delle informazioni di approfondimento tratte dai link diretti alle lemme di Wikipedia (molto interessante la voce sul farmaco antivirale Tamiflu), possiamo nuovamente parlare di strategia globale del controllo sociale e di avida strategia del profitto?

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mercoledì, 31 ottobre 2007,10:00

Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega per l'editoria Ricardo Franco Levi ha portato di fronte al parlamento le pubbliche scuse da parte dell'esecutivo per avere creato un clima di allarme nel mondo della rete con la riforma e il riassetto del settore editoriale di Internet.

Il Governo cerca disperatamente di proteggere il mondo dell'editoria e di definire in qualche modo l'informazione prodotta nel Web come prodotto classificabile e tassabile. La legge punta anche a limitare fortemente quei nodi della rete che diffondono materiale, come musica e video, difeso allo stremo dall’industria dell’intrattenimento (discografico e cinematografico), coperto da copyright. Un tentativo effimero di regolamentazione, dato che le stesse informazioni nel web appaiono e scompaiono spesso senza lasciare una memoria storica.

A detta del sottosegretario  il disegno di legge si concentra sulle imprese e sul mercato, escludendo i blog e i piccoli siti personali. Ma il signor Levi e il suo gruppo di lavoro non hanno ben capito che la vera e propria forza della rete, per quanto riguarda il mercato, risiede nella libera e agguerrita concorrenza attraverso la pubblicità. Un’eventuale registrazione al ROC e il susseguente controllo dell’Autorità Garante per le Comunicazioni porrebbe un grosso freno allo sviluppo delle piccole imprese che hanno come unica vetrina sul mercato globalizzato il proprio sito web, ed esse verrebbero divorate dalla forte tendenza al monopolismo delle grandi aziende corporative. Quante piccole imprese hanno fatto fortuna grazie alla loro alta posizione nei risultati di Google? O quante altre hanno avuto successo grazie ai sistemi pubblicitari cost-per-click o Adwords e Adsense?

Inoltre, negli articoli 2 e 5 del disegno di legge, la definizione di un prodotto editoriale e di un’attività editoriale per quanto concerne la rete non è chiarita in modo adeguato. Nell’articolo 7 invece vengono indicati le tipologie di siti e blog che hanno l’obbligo di iscriversi al registro istituzionale, escludendo quelli per uso personale e non ad uso collettivo. Ma esistono svariati blog collettivi, che spesso ottengono dei ricavi con la pubblicità (di Google ad esempio). Ed il Web contiene anche dei siti Wiki distinti dalla loro formazione collaborativa collettiva dal basso, e anche i forum che diffondo un notevole volume di notizie. Come possono essere identificati i nodi non collettivi e quelli che conducono attività imprenditoriali? A mio parere non si può. Per questo motivo temo che questo disegno di legge possa censurare profondamente la libera circolazione della conoscenza e dell’informazione nella rete.

Approfondimento:  La sorveglianza e il controllo della rete nell'era del Web 2.0

venerdì, 20 luglio 2007,08:38

Internet è stata concepita come infrastruttura, secondo David Weinberger, e non come medium.

Una rete logica di enorme complessità che si appoggia a strutture fisiche e collegamenti di vario tipo in grado di connettere qualsiasi  tipo di computer o elaboratore elettronico.

Sin dalle sue lontane origini, con Arpanet nel 1969, Internet è sempre stata un insieme di reti locali, precisamente una rete di reti. L’invenzione e l’utilizzo di protocolli standard di comunicazione (TCP/IP) ha permesso l’evoluzione del sistema che oggi conosciamo capace di collegare tutte le reti del globo.

Infatti la struttura del World Wide Web, sviluppata nel 1989 al CERN di Ginevra da Tim Berners-Lee, prevede un processo di codificazione, invio e decodificazione di pacchetti che scompongono le informazioni al di là del loro specifico contenuto. In pratica, non esiste teoricamente un distinzione e una selezione dei dati, a livello tecnico. Solo i provider e le aziende delle telecomunicazioni, che distribuiscono l’accesso alla rete, possono imporlo.

La struttura a rete si può paragonare a un formicaio. Come è noto le formiche non hanno occhi, allora come possono costruire cunicoli e gallerie così complesse dove immagazzinare cibo? Lasciando tracce di feromone indicano la strada migliore da percorrere per le compagne, e in questo modo comunicano e collaborano alla sviluppo di un formicaio ben organizzato. In pratica formano una particolare mente collettiva, chiamata alveare, che “ragiona” in sincronia. Ecco, nella rete accade una cosa simile, ma le tracce lasciate dagli internauti sono formate da informazioni utili e conoscenza. Per questo motivo Internet può essere annoverato tra i sistemi emergenti.

Albert-Lazlo Barabasi ha studiato la dinamica delle reti nei legami sociali scoprendo che questi ultimi formano dei piccoli gruppi sociali chiamati cluster.  Questi ultimi sono saldati da legami sociali forti, come rapporti di amicizia, parentela, amore. Ma esiste un altro tipo di relazione, i legami deboli, cioè quelli occasionali, che spesso mettono in contatto soggetti di gruppi diversi.

Proprio questi legami deboli, secondo il sociologo Granovetter, costituiscono le relazioni tra esseri umani che tengono unita la società, perché uniscono i gruppi sociali che altrimenti sarebbero distinti e separati dagli altri cluster. Perciò l’intera società sarebbe costituta da un rete di cluster uniti da legami deboli  occasionali e casuali. Una teoria che può essere dimostrata matematicamente dalla Teoria dei grafi dei matematici Erdos e Renyi, che applicata alle rete ci conferma che ogni grafo, cioè ogni nodo, è collegato ad altri attraverso archi o link casuali (legami deboli), in pratica i collegamenti degli ipertesti del web.

Ogni dispositivo connesso direttamente ad Internet si chiama "Host" mentre la struttura che collega i vari host si chiama link di comunicazione.

Questo modello matematico si applica concretamente alla realtà, con alcune scorciatoie , con la Teoria del piccolo mondo (Small World) dei due matematici Duncan Watts e Steve Strogatz.come sistema sociale adatto alla rete telematica. In questa teoria matematica si suppone che gli appartenenti ai piccoli gruppi tendenzialmente sono restii ad intraprendere relazioni con altri soggetti esterni, ma la vicinanza tra individui di mondi differenti può influire pesantemente sulla capacità relazionale, attraverso dei mediatori.

Sempre dalla Teoria dei grafi si viene a scoprire che la figura di questi mediatori è contraddistinta dal loro esiguo numero rispetto al resto dei soggetti e da un elevato grado di socializzazione e di contatti esterni al proprio gruppo. Nella rete questi utenti o corporazioni o enti statali si identificano nei cosiddetti Hub o connettori, i quali sono in grado di instaurare un numero di rapporti sociali e link di gran lunga superiore alla norma. Fuori dalla rete queste figure sociali si chiamano Opinion Leader. I connettori hanno perciò la capacità di collegare attraverso i propri link i vari cluster della rete ed essi stessi fanno parte di un certo gruppo sociale d’èlite chiamato Rete Aristocratica.

La topologia di Internet perciò è configurata secondo il modello Rich Gets Richer regolato da leggi di potenza, cioè una distribuzione squilibrata a favore di chi possiede più risorse, ed infatti i grossi portali, ad esempio, vantano un numero di collegamenti infinitamente maggiore rispetto ai piccoli siti (basta pensare allo strapotere ultimo di Google). Ma non sempre chi è più potente detiene la leadership in rete. Anche i piccoli siti o gli sconosciuti utenti del Web 2.0 possono ambire ad elevare il proprio numero di contatti e diventare degli hub grazie a un alto livello di fitness, cioè il potenziale d’acquisto di nuovi collegamenti.

 

 

Approfondimento: La sorveglianza e il controllo della rete nell'era del Web 2.0

(Continua)
martedì, 17 luglio 2007,09:09

Internet è una grande infrastruttura portatrice di conoscenza e informazioni; una piattaforma sulla quale costruire nuovi mondi socializzanti.

La rete è anche l’impianto ideale per una moderna forma di controllo sociale sui fruitori della stessa, ma anche sui comuni cittadini trasformati in dati digitali. La sorveglianza oggi cambia dimensione, e dalla Società Disciplinare di Foucault si passa ad un modello di controllo puntato sulla metamorfosi della persona in alter-ego virtuale-digitale, in dati sensibili sfruttati dal mercato. Non a caso alcuni sociologi e filosofi ci collocano in piena Società dell’Informazione.

Il database è la chiave della vigilanza sull’individuo. Un soggetto sempre più isolato, insicuro e incerto sul suo futuro, immerso nella precarietà perenne imposta dall’economia globale. Roger Clarke ci spiega chiaramente quanto il database abbia acquisito tanta importanza nella società della nuova era informatica: un contenitore che è in grado di archiviare gran parte della vita misurabile di un individuo sempre a disposizione di chi sorveglia.

La data-image, teorizzata da Lyon, muta il soggetto a tal punto che l’immagine della persona che appare nei dati digitali che si discosta in maniera consistente da quella reale, e provoca spesso una confusione che è in grado di mettere in crisi lo stesso individuo all’interno della società. In questo modo la figura reale dei soggetti pian piano scompare sostituita dalla data-image, a discapito dei rapporti sociali reali che divengono sempre più rari. In effetti oggi si comunica sempre più spesso attraverso mezzi di comunicazione mediati dalla rete e da nuove forme indirette di comunicazione, che hanno la formidabile capacità di collegare emittente e ricevente da una parte all’altra del mondo, ma distolgono l’individuo dalla relazione faccia a faccia, da sempre la miglior forma di comunicazione.

Insomma, il controllo invasivo perpetrato sui Personal Computer e sulle reti intranet, siano esse casalinghe o professionali, attraverso software e hardware prodotti appositamente dalle multinazionali dell’informatica, e la sorveglianza globale portata avanti, più o meno segretamente, dai governi dei più potenti Stati del pianeta e dalle più grandi società di telecomunicazioni, per esempio con il famoso Echelon, formano un sistema Superpanottico in grado di riconfigurare l’intera vita di una singola persona o/e anche di un gruppo sociale. Un sistema di sorveglianza non più costituito da un sorvegliante al centro della torre, ma gestito da innumerevoli punti di controllo, spesso automatizzati e coincidenti coi nodi più importanti del web, che scandagliano i flussi dei dati nella rete, ne estraggono le informazioni utili, che una volta elaborate e inserite nei database, sono messe a disposizione del mercato e degli enti governativi.

(continua)

La sorveglianza e il controllo della rete nell'era del Web 2.0

martedì, 24 aprile 2007,01:59
Sta veramente accadendo. Dopo l'acquisizione di Doubleclick, una delle più grandi agenzie di pubblicità in rete, che sforna milioni di cookie (quei piccoli file di testo che tracciano i percorsi degli utenti) al giorno, la società del motore di ricerca più famoso al mondo ha creato Web History: un semplice, ma efficace nella distruzione della privacy personale, immenso database che archivierà ogni attività degli sfortunati internauti in possesso di un account di Google. In pratica, il colosso di Mountain View sarà in grado di depositare ai posteri, di sua legale proprietà, tutta la vita digitale di un proprio utente.
 
Non oso immaginare quanto queste aziende, che in un lasso di tempo esiguo si sono trasformate in multinazionali strapotenti, possano spingersi al di là del pudore mediatico, per creare  profitti. Ma ho la ferma convinzione che il processo di controllo della nostra data-image ha valicato i confini non solo della privacy personale, ma anche della vita concreta di ogni individuo, influenzandone fortemente, in ogni istante, le scelte, sempre se ne rimangono, e la libertà.  Una forma di sorveglianza silente, malamente difesa dalle leggi nazionali sulla privacy, che non hanno efficacia contro società itineranti e globali, corporazioni affamate di dati sensibili per il mercato.

Chi di voi possiede un nick name, un avatar curioso con una faccina divertente, un alter-ego virtuale in Second Life, un semplice indirizzo e-mail, un blog, un account su MSN per chattare, ebbene, si metta l'anima in pace, o sfortunato fruitore della rete,  ma vi comunico che i vostri dati, una volta riempito quel simpatico modulo di iscrizione,  sono stati archiviati  in grandi database, elaborati  con controlli incrociati su altri dati che riguardano la vostra persona, e infine venduti al miglior offerente, che guarda caso vi ha spedito un quintale di spam nella casella di posta, o vi fa comparire come per magia un banner pubblicitario costruito per le vostre immediate esigenze di consumatore, o addirittura vi  ha già spedito un piccolo e invisibile file che in questo momento sta estrapolando dal vostro disco rigido le password e il numero della carta di credito...

Vabbè ora sto un po' esagerando... Però, mi raccomando, siate prudenti se non volete che i vostri dati e le informazioni riservate finiscano in mani sbagliate. Adottate sul vostro Pc un firewall, un antivirus, un anti spyware, possibilmente utilizzate software open source, evitando così di essere costantemente controllati con i sistemi operativi e gli applicativi colabrodo di Microsoft. In questo modo sarete più al sicuro ma non completamente immuni alla sorveglianza della rete. Il solo modo possibile consiste nell'essere non connessi....