lunedì, 05 ottobre 2009,18:28
Notizia completamente scomparsa dai TG ieri e dalla stampa di oggi, il video allegato mostra le contestazioni che ieri hanno accompagnato la riunione in Prefettura tra il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il Ministro dei Trasporti Altero Matteoli, il governatore regionale Lombardo, leader dell'MpA, e altre cariche politiche ed amministrative locali.
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mercoledì, 31 ottobre 2007,10:00

Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega per l'editoria Ricardo Franco Levi ha portato di fronte al parlamento le pubbliche scuse da parte dell'esecutivo per avere creato un clima di allarme nel mondo della rete con la riforma e il riassetto del settore editoriale di Internet.

Il Governo cerca disperatamente di proteggere il mondo dell'editoria e di definire in qualche modo l'informazione prodotta nel Web come prodotto classificabile e tassabile. La legge punta anche a limitare fortemente quei nodi della rete che diffondono materiale, come musica e video, difeso allo stremo dall’industria dell’intrattenimento (discografico e cinematografico), coperto da copyright. Un tentativo effimero di regolamentazione, dato che le stesse informazioni nel web appaiono e scompaiono spesso senza lasciare una memoria storica.

A detta del sottosegretario  il disegno di legge si concentra sulle imprese e sul mercato, escludendo i blog e i piccoli siti personali. Ma il signor Levi e il suo gruppo di lavoro non hanno ben capito che la vera e propria forza della rete, per quanto riguarda il mercato, risiede nella libera e agguerrita concorrenza attraverso la pubblicità. Un’eventuale registrazione al ROC e il susseguente controllo dell’Autorità Garante per le Comunicazioni porrebbe un grosso freno allo sviluppo delle piccole imprese che hanno come unica vetrina sul mercato globalizzato il proprio sito web, ed esse verrebbero divorate dalla forte tendenza al monopolismo delle grandi aziende corporative. Quante piccole imprese hanno fatto fortuna grazie alla loro alta posizione nei risultati di Google? O quante altre hanno avuto successo grazie ai sistemi pubblicitari cost-per-click o Adwords e Adsense?

Inoltre, negli articoli 2 e 5 del disegno di legge, la definizione di un prodotto editoriale e di un’attività editoriale per quanto concerne la rete non è chiarita in modo adeguato. Nell’articolo 7 invece vengono indicati le tipologie di siti e blog che hanno l’obbligo di iscriversi al registro istituzionale, escludendo quelli per uso personale e non ad uso collettivo. Ma esistono svariati blog collettivi, che spesso ottengono dei ricavi con la pubblicità (di Google ad esempio). Ed il Web contiene anche dei siti Wiki distinti dalla loro formazione collaborativa collettiva dal basso, e anche i forum che diffondo un notevole volume di notizie. Come possono essere identificati i nodi non collettivi e quelli che conducono attività imprenditoriali? A mio parere non si può. Per questo motivo temo che questo disegno di legge possa censurare profondamente la libera circolazione della conoscenza e dell’informazione nella rete.

Approfondimento:  La sorveglianza e il controllo della rete nell'era del Web 2.0

lunedì, 29 ottobre 2007,17:09
L'8 settembre c'è stato il V-Day ed ecco ora cosa succede: "Ricardo Franco Levi, braccio destro di Prodi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha scritto un testo per tappare la bocca a Internet. Il disegno di legge è stato approvato in Consiglio dei ministri il 12 ottobre. Nessun ministro si è dissociato. Sul bavaglio all’informazione sotto sotto questi sono tutti d’accordo. La legge Levi-Prodi prevede che chiunque abbia un blog o un sito debba registrarlo al ROC, un registro dell’Autorità delle Comunicazioni, produrre dei certificati, pagare un bollo, anche se fa informazione senza fini di lucro. I blog nascono ogni secondo, chiunque può aprirne uno senza problemi e scrivere i suoi pensieri, pubblicare foto e video. L’iter proposto da Levi limita, di fatto, l’accesso alla Rete. Quale ragazzo si sottoporrebbe a questo iter per creare un blog? La legge Levi-Prodi obbliga chiunque abbia un sito o un blog a dotarsi di una società editrice e ad avere un giornalista iscritto all’albo come direttore responsabile. Il 99% chiuderebbe. Il fortunato 1% della Rete rimasto in vita, per la legge Levi-Prodi, risponderebbe in caso di reato di omesso controllo su contenuti diffamatori ai sensi degli articoli 57 e 57 bis del codice penale. In pratica galera quasi sicura.

Il disegno di legge Levi-Prodi deve essere approvato dal Parlamento. Levi interrogato su che fine farà il blog di Beppe Grillo risponde da perfetto paraculo prodiano: “Non spetta al governo stabilirlo. Sarà l’Autorità per le Comunicazioni a indicare, con un suo regolamento, quali soggetti e quali imprese siano tenute alla registrazione. E il regolamento arriverà solo dopo che la legge sarà discussa e approvata dalle Camere”. Prodi e Levi si riparano dietro a Parlamento e Autorità per le Comunicazioni, ma sono loro, e i ministri presenti al Consiglio dei ministri, i responsabili. Se passa la legge sarà la fine della Rete in Italia. Il mio blog non chiuderà, se sarò costretto mi trasferirò armi, bagagli e server in uno Stato democratico."
(da un post di Beppe Grillo)

mercoledì, 23 maggio 2007,11:22
La BBC ha prodotto questo documentario nell' ottobre del 2006 , ma solamente oggi è stato acquistato dalle tv italiane. In particolare la Rai, grazie a Michele Santoro, forse lo manderà in onda la settimana prossima nel programma tv Annozero.

Tutto ciò è stato possibile grazie alla diffusione e alla condivisione delle informazioni in rete. La collaborazione e la cooperazione degli utenti dei gruppi sociali in internet ha dato visibilità a un documento che probabilmente avrebbe difficilemente varcato i confini dei mass media italiani, fortemente influenzati dal potere del Vaticano. Fa piacere poter contare su un canale e un mezzo di comunicazione, la rete, che, in parte, ci regala quella libertà che è difficile trovare negli organi classici dell'informazione. Blog e siti d'informazione alternativa come Bispensiero.it, il blogger che ha diffuso la versione  sottotitolata  in  italiano del filmato,  hanno acquisito un'importanza quasi fisiologica nel mondo dell'informazione. Quel settore della società, costituito dalle lobbies della stampa, che a più riprese si scaglia contro le comunità in rete che divulgano notizie censurate.

Il lavoro della tv inglese, che indaga sugli abusi sessuali su minori perpetrati da una casta di sacerdoti in Irlanda,  è divenuto un caso  mediatico  perchè  ha acquisito  fama ancor prima di essere stato visto dal pubblico, e perchè ha rivelato all'opinione pubblica quanto siano forti i mezzi  di censura e di pressione del Vaticano  nel nostro paese. Un caso scottante per Ratzinger e Bagnasco soprattutto perchè ora, se la trasmissione di Santoro avrà l'effetto sperato di informare il grande pubblico, potranno venire a galla i numerosissimi casi italiani insabbiati, come quello di Marco Marchese pubblicato recentemente dall'Espresso.