Internet è stata concepita come infrastruttura, secondo David Weinberger, e non come medium.
Una rete logica di enorme complessità che si appoggia a strutture fisiche e collegamenti di vario tipo in grado di connettere qualsiasi tipo di computer o elaboratore elettronico.
Sin dalle sue lontane origini, con Arpanet nel 1969, Internet è sempre stata un insieme di reti locali, precisamente una rete di reti. L’invenzione e l’utilizzo di protocolli standard di comunicazione (TCP/IP) ha permesso l’evoluzione del sistema che oggi conosciamo capace di collegare tutte le reti del globo.
Infatti la struttura del World Wide Web, sviluppata nel 1989 al CERN di Ginevra da Tim Berners-Lee, prevede un processo di codificazione, invio e decodificazione di pacchetti che scompongono le informazioni al di là del loro specifico contenuto. In pratica, non esiste teoricamente un distinzione e una selezione dei dati, a livello tecnico. Solo i provider e le aziende delle telecomunicazioni, che distribuiscono l’accesso alla rete, possono imporlo.
La struttura a rete si può paragonare a un formicaio. Come è noto le formiche non hanno occhi, allora come possono costruire cunicoli e gallerie così complesse dove immagazzinare cibo? Lasciando tracce di feromone indicano la strada migliore da percorrere per le compagne, e in questo modo comunicano e collaborano alla sviluppo di un formicaio ben organizzato. In pratica formano una particolare mente collettiva, chiamata alveare, che “ragiona” in sincronia. Ecco, nella rete accade una cosa simile, ma le tracce lasciate dagli internauti sono formate da informazioni utili e conoscenza. Per questo motivo Internet può essere annoverato tra i sistemi emergenti.
Albert-Lazlo Barabasi ha studiato la dinamica delle reti nei legami sociali scoprendo che questi ultimi formano dei piccoli gruppi sociali chiamati cluster. Questi ultimi sono saldati da legami sociali forti, come rapporti di amicizia, parentela, amore. Ma esiste un altro tipo di relazione, i legami deboli, cioè quelli occasionali, che spesso mettono in contatto soggetti di gruppi diversi.
Proprio questi legami deboli, secondo il sociologo Granovetter, costituiscono le relazioni tra esseri umani che tengono unita la società, perché uniscono i gruppi sociali che altrimenti sarebbero distinti e separati dagli altri cluster. Perciò l’intera società sarebbe costituta da un rete di cluster uniti da legami deboli occasionali e casuali. Una teoria che può essere dimostrata matematicamente dalla Teoria dei grafi dei matematici Erdos e Renyi, che applicata alle rete ci conferma che ogni grafo, cioè ogni nodo, è collegato ad altri attraverso archi o link casuali (legami deboli), in pratica i collegamenti degli ipertesti del web.
Ogni dispositivo connesso direttamente ad Internet si chiama "Host" mentre la struttura che collega i vari host si chiama link di comunicazione.
Questo modello matematico si applica concretamente alla realtà, con alcune scorciatoie , con la Teoria del piccolo mondo (Small World) dei due matematici Duncan Watts e Steve Strogatz.come sistema sociale adatto alla rete telematica. In questa teoria matematica si suppone che gli appartenenti ai piccoli gruppi tendenzialmente sono restii ad intraprendere relazioni con altri soggetti esterni, ma la vicinanza tra individui di mondi differenti può influire pesantemente sulla capacità relazionale, attraverso dei mediatori.
Sempre dalla Teoria dei grafi si viene a scoprire che la figura di questi mediatori è contraddistinta dal loro esiguo numero rispetto al resto dei soggetti e da un elevato grado di socializzazione e di contatti esterni al proprio gruppo. Nella rete questi utenti o corporazioni o enti statali si identificano nei cosiddetti Hub o connettori, i quali sono in grado di instaurare un numero di rapporti sociali e link di gran lunga superiore alla norma. Fuori dalla rete queste figure sociali si chiamano Opinion Leader. I connettori hanno perciò la capacità di collegare attraverso i propri link i vari cluster della rete ed essi stessi fanno parte di un certo gruppo sociale d’èlite chiamato Rete Aristocratica.
La topologia di Internet perciò è configurata secondo il modello Rich Gets Richer regolato da leggi di potenza, cioè una distribuzione squilibrata a favore di chi possiede più risorse, ed infatti i grossi portali, ad esempio, vantano un numero di collegamenti infinitamente maggiore rispetto ai piccoli siti (basta pensare allo strapotere ultimo di Google). Ma non sempre chi è più potente detiene la leadership in rete. Anche i piccoli siti o gli sconosciuti utenti del Web 2.0 possono ambire ad elevare il proprio numero di contatti e diventare degli hub grazie a un alto livello di fitness, cioè il potenziale d’acquisto di nuovi collegamenti.
Approfondimento: La sorveglianza e il controllo della rete nell'era del Web 2.0



















